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Carbonia scrive: Schillelè

Carbonia scrive:Schillelè Carbonia scrive:Schillelè

Nuovo appuntamento in programma nell’ambito della rassegna Carbonia Scrive
Venerdì 11 Maggio presso la Biblioteca Comunale di Carbonia alle ore 18,00 si terrà la presentazione del Libro di Gianluca Medas: Schillelé.
Dialogherà con l’Autore il vicedirettore della Gazzetta del Sulcis Carlo Martinelli
Parteciperà all’evento l’Assessore alla Cultura Sabrina Sabiu

 

L’ AUTORE
Gianluca Medas, (Cagliari 1962) artista eclettico che ha fatto della narrazione il suo percorso artistico principale. Attore, autore, regista di teatro (da solo e con i Medas); conduttore e regista in TV e alla radio; attore nel cinema. Fin da bambino ha amato raccontare storie ai suoi fratellini e amici. Ancora oggi continua a raccontare storie a grandi e piccini. Tutto ciò senza mai interrompere la tradizione teatrale della famiglia. Ha ideato e condotto le trasmissioni: Tg dei Ragazzi, Argo,Contos, Sentidu. Ha pubblicato con Condaghes Le avventure di Flamingo, nel 2006 e Le Frazioni del Moro, finalista al premio Olzai, nel 2010. Insieme a Franco Fresi, Francesco Enna e Natalino Piras ha pubblicato con Newton Compton La Sardegna dei sortilegi, la prima edizione nel 2004. Questo è il suo primo libro con la CUEC.

IL LIBRO
Attraverso le esperienze di uno Schillelè, un ragazzo di periferia, l’Autore ci racconta Cagliari negli anni Sessanta e Settanta con gli occhi di un bambino. Una città ancora pura, ingenua e nel pieno della sua ricostruzione dove il nostro Schillelè cerca di scoprire il mondo misterioso degli adulti. Con la modernità e il boom economico cambia tutto. Arrivano la droga, l’aids, le retate della polizia e la città perde la sua spontaneità. Il libro di Medas è un affascinante affresco di un mondo in transizione, un viaggio in una città contaminata dal contatto con la modernità. Schillelè si fa adulto ma non perde la sua naturalezza, continuando a sorprendersi di fronte agli eventi e alle persone che popolano la sua città.
Schillelé racconta di quartieri popolari, di malandrini e innamoramenti platonici, di ambizioni che sbattono contro la realtà (e il Conservatorio), e di come si diventa adulti. Il tono stesso è quello di una confidenza, senza lungaggini o velleitarismi stilistici, con l’immediatezza di chi non vuol dimostrare nulla; perciò gli aneddoti, tutti, hanno il pregio di una levità nostalgica che accenna, evoca, spesso ammettendo sbagli e tardivi ravvedimenti.
Si fluttua tra l’alto e il basso: i tormenti dell’adolescenza, la ribellione, la solidarietà, la carezza della poesia sui fatti della vita, persino i più comuni; ma anche l’astuzia, i compromessi forzati o l’istintiva autodifesa rispetto alla malattia di un amico. C’è l’artista maturo, dietro, e una città – Cagliari – rappresentata nei suoi mutamenti, nei suoi rituali, talvolta nei suoi vizi. Un’epoca che sembra lontanissima, quando i bambini venivano ricoverati al Macciotta, per strada c’erano i telefoni pubblici, allo stadio si andava all’Amsicora e chi guidava la Cinquecento doveva impratichirsi nella doppia debraiata.
Medas girovaga per i tuguri di Villanova, cresce in palcoscenici di luoghi poveri, ancora semisepolti da macerie; trasloca in Via Quirra, in Via Is Maglias, poi a Samassi, e questo sembra già prepararlo a un’ardua collocabilità tra l’identità di cittadino e quella di “biddunculo”. Così il suo sentire diverso, che si misura nei bar, al capolinea di Piazza Matteotti o in una barberia di allegri pettegoli. In Schillelé, i cagliaritani ritrovano Piazza Pirri, i carri della Gioc, il Bastione con i santoni del bongo, e gli Anni Ottanta dell’eroina con i primi casi di AIDS.
Tutto è modulato, però, dall’ironia di uno sguardo curioso, che azzarda sogni, dalla vitalità di un ragazzino che sfida il bullo Polifemo, ma, al momento giusto, sa darsela a gambe. Non un eroe, insomma, ma un uomo di profondi sentimenti, e di fantasia; disposto a sorridere con tenerezza non solo degli altri, ma soprattutto di sé stesso.
Sul terreno abbandonato degli Ambu si potevano trovare tesori bizzarri, di ogni tipo, dai giornaletti porno ai telai dei motorini, dalle borsette rubate alle siringhe ancora insanguinate.Lì, tra i canneti, tutti i ragazzini avevano fumato le loro prime sigarette...

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Letto 37 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Maggio 2018 10:54